Diritti degli animali, on. Brambilla: "Mai più violenza e crudeltà senza carcere"

 

Diritti degli animali, on. Brambilla: "Mai più violenza e crudeltà senza carcere"

 

“Possiamo farlo – spiega l’ex ministro – perché è finalmente caduto il governo che, tra tutti quelli della Repubblica, ha mostrato più indifferenza e disprezzo per i diritti degli animali, di cui domani si celebra la giornata internazionale con voluto riferimento al 10 dicembre del 1948, quando l’assemblea delle Nazioni unite approvò la Dichiarazione universale dei diritti umani. In attesa di un “10 dicembre” vincolante anche per gli animali – prosegue l’on. Brambilla - siamo determinati ad approfittare della “finestra” di democrazia con vista sulle elezioni, aperta dal referendum del 4 dicembre, per rilanciare un pacchetto di proposte animaliste, formalizzate in decine di progetti di legge a mia firma, che sotto la cappa opprimente del renzismo non è stato possibile neanche iniziare a discutere. A cominciare dall’inasprimento delle pene per maltrattamento ed animalicidio, assolutamente necessario in un contesto sociale dove si moltiplicano i casi segnalati e di conseguenza, a maggior ragione, quelli  non segnalati. E non mancheremo di sostenere le nostre idee anche scendendo in piazza per chiedere pene più severe a carico di chi si rende responsabile di reati tanto odiosi. Ma sarà solo il primo passo, perché non possiamo più perdere tempo su “grandi vergogne” come pellicce, circhi con animali, vivisezione e soprattutto caccia”.

“Il governo Renzi – continua la parlamentare - ha impiegato il suo tempo non per andare avanti, ma per tornare indietro, come ha opportunamente rilevato anche l’Ente nazionale protezione animali in una documentata “requisitoria” contro l’esecutivo, direi io, “dei cacciatori”:  l’abolizione del Corpo forestale dello Stato,  l’eliminazione della Polizia provinciale (specializzata nella vigilanza venatoria), l’improcedibilità per “tenuità del fatto” (che di fatto regala l'impunità a chi maltratta o uccide un animale), il via libera alle leggi regionali che prevedono stragi di ungulati (dai cinghiali ai caprioli), la legge sull’eradicazione della nutria, il parziale mantenimento della barbarie dei richiami vivi (si possono ancora allevare uccelli a questo scopo), la deroga al divieto di caccia sulla neve, la possibilità di caricare con più cartucce (fino a 5) le armi semiautomatiche per la caccia al cinghiale e – solo pochi giorni prima della caterva di No – un “regalone” alle doppiette del Trentino-Alto Adige: grazie ad un decreto su misura, nella Regione si potrà sparare anche a specie non cacciabili altrove, come stambecchi o marmotte. Alla lista, infine, aggiungiamo il piano per la caccia "selettiva" del lupo, il concetto di “orso dannoso” e una “controriforma” dei parchi naturali, in via di approvazione, che consente ai cacciatori di metterci piede. Presto, ed era ora, avremo un’occasione per cambiare veramente le cose: non ce la faremo scappare”.