Milano, 2 ottobre 2013 - Intervento di Elio Fiorucci
Di Siamo a circa un anno dalla nascita dell'Expo italiana. È una data importante, una data che non possiamo farci sfuggire per il compito che ci è stato assegnato. Ho già fatto una polemica sul fatto che ci si preoccupa che non ci siano abbastanza grattacieli, non ci siano abbastanza negozi belli, non ci siano strade abbastanza pulite, quando invece noi dovremmo interessarci al tema che ci è stato assegnato, cioè quello del nutrimento del pianeta, che significa anche il nutrimento dell'uomo, ed è il più bel tema che ci potesse essere assegnato.
Dobbiamo qui dimostrare la coscienza degli Italiani. Gli Italiani sono sempre stati considerati un popolo intelligente e i grandi uomini italiani, a partireda Leonardo, hanno subito capito quanto fossero simili a noi gli animali. Perché noi abbiamo avuto anche questa doppia cultura, cioè la cultura della scienza e la cultura della religione. Anche della religione: mi piace che oggi il Papa abbia scelto di chiamarsi Francesco.
San Francesco diceva: "Fratello Lupo, Sorella Luna" . Facciamo forse tutti parte di questo mistero: non siamo nati per la volontà di Dio, siamo nati, come gli animali, per una volontà superiore - qualcuno la vuole chiamare Dio, ma la si può chiamare "il Mistero". È una religiosità che è dentro di noi, che ci fa capire di essere nelle mani di qualcosa di superiore, di qualcosa di straordinario. Non possiamo separarci dagli animali, considerare gli animali così diversi da noi da poter essere torturati e mangiati.
Io parto da questo principio: non lasciamo perdere questa data, non lasciamo smarrirequesto filo di speranza che potrebbe aiutarci a capire che l'Italia è veramente capitale della cultura, non per il passato, non per i monumenti , ma per il pensiero moderno che questa nazione ha. Tutto sommato, la nostra diversità è la nostra ricchezza. Io certe volte penso: le radici quasi germaniche che abbiamo al Nord e le radici quasi africane che abbiamo al Sud sono una ricchezza enorme: una quantità di menti eccelse nascono da ogni parte come se fosse stata seminata una cosa meravigliosa sul nostro territorio. Dobbiamo stimolare tutti a pensare questa cosa, pensare chegli animali fanno parte del nostro essere, del nostro vivere, sono come noi, hanno gli stessi sentimenti, hanno i loro affetti, si affezionano. Si continua a sentir parlare dell'affetto del cane, ma esiste l'affetto del gatto, l'affetto dell'uccellino, l'affetto della mucca. Qualunque animale si avvicini all'uomo - quando l'uomo non l'aggredisce- diventa amico dell'uomo.
È possibile che non si risvegli mai un sentimento che dica: "No, io non ti posso tradire, non posso ucciderti per mangiarti". Ecco io credo – sono una persona semplice, quindi non posso parlare di cose, voglio dire, troppo complicate – però credo che il sentimento sia una cosa importante e che sia quello che deve condurre l'uomo. Io credo che il guadagno, l'economia e tutte queste cose siano importanti, ma la coscienza lo è ancora di più.
Pensate che ho trovato un grande personaggio russo che ha abbandonato la sua ideologia e che ha realizzato alcuni documentari sulla natura che sono meravigliosi. Sarebbe meraviglioso se la Russia potesse mandare all'Expo questi documenti , queste cose,per dimostrare che anche la Russia, che sembrava un Paese chiuso, insensibile forse alle questioni del cuore o alle questioni dell'anima della gente, invece ha delle persone che sono altissimi poeti, altissimi personaggi di sensibilità.
Allora se avremo qui a Milano questi personaggi di tutto il mondo, essi potranno parlarci di come vedono lo sviluppo del mondo e del pianeta attraverso l'amicizia di tutti i popoli e l'amicizia di tutti gli animali, cioèattraverso una vera pace che viene dal cuore; di conseguenza noi tratteremo meglio anche le piante e l'ambiente.
Pochi giorni fa, ho sentito un un darwiniano dire: "Si pensa che le piante non vedano, le piante vedono. Perché se si pianta un fagiolo e ci si mette vicino il bastone, esso vede dov'è il bastone e vi si arrampica". Per cui dico dobbiamo smettere di pensare che anche i vegetali non soffrono, soffrono anche loro. Allora trattiamo bene anche i vegetali. È molto difficile.Quando butto gli spinaci nell'acqua bollente mi fa impressione: devo chiudere la pentola perché penso che stiano soffrendo anche loro. Ѐ quindi molto difficile stare sulla Terra: o ci suicidiamo o cerchiamo di starci al meglio.