Milano, 13 maggio 2010 - Intervento di Franco Zeffirelli

 

Mi trovavo a Fez, in Marocco, per girare “Gesù di Nazareth”. Una mattina mi svegliai e vidi che, da ogni casa, usciva un rivolo di sangue: ogni famiglia aveva ucciso un piccolo agnello in occasione del ramadan. Una scena terribile, che mi colpì tantissimo.

L’uomo è da sempre carnivoro e anche io -lo ammetto- ho sempre mangiato carne. Sono convinto, però, che tutti quanti dovremmo impegnarci perché, se proprio gli animali devono essere uccisi, questo avvenga nel modo più rapido e indolore possibile. Così da evitare loro inutili sofferenze.

Invece spesso, anche nel nostro Paese, soprattutto tra gli ebrei e i musulmani, gli animali vengono soppressi con una crudeltà ingiustificata, inaccettabile… Una forma di martirio perpetrata contro degli esseri innocenti, che non dovrebbe esistere in uno stato civile.

Ho sempre amato gli animali, che sono entrati nella mia vita fin da quando ero piccolo. Uno dei miei primi amici è stato Picci, il fox terrier di mia zia Lide. Quando ero bambino, stavamo sempre insieme,  giocavamo per ore… Una volta, avendolo io disturbato nel sonno, mi saltò addosso e mi ferì il labbro, lasciandomi una cicatrice di un paio di centimetri, visibile ancora oggi. Mia zia, da cui imparai l’amore per gli animali, volle che facessimo subito pace: ci mise a dormire insieme e in poco tempo fummo di nuovo inseparabili. Mi ricordo ancora il dolore che provai quando, qualche anno dopo, mi lasciò….

Da allora ho sempre avuto dei cani. Oggi, a farmi compagnia, ce ne sono sei: quattro li ho presi pochi anni fa in Romania, dove è presente una intollerabile situazione di randagismo e dove i cani vivono abbandonati per le strade, in branco, senza cure e senza cibo. Pensate che quando ritornai in Italia con questi cani, alcuni studiosi non si fecero problemi a chiedermeli per vivisezionarli: non esitai a sbattergli la porta in faccia! Un'altra questione, quella della vivisezione, su cui è fondamentale mobilitarsi, anche perché dal punto di vista scientifico non ha nessuna validità e questo bisogna avere il coraggio di ripeterlo.

Ritornando poi sul tema del randagismo, non sopporto l’idea che un cane randagio possa essere giustiziato se non si fa avanti un padrone a rivendicarne la proprietà. Anche questo è intollerabile.

Oltre ai cani in carne ed ossa, a vegliare su di me e sulla mia casa, c’è un cane di marmo… del Settecento. Talmente bello, talmente vero, che non sembra neppure una statua. Ci sono molto affezionato: lo regalai a Luchino Visconti, che come me amava molto i cani e che lo tenne prima nella sua casa romana, sulla via Salaria, e poi a Castel Gandolfo, sul lago. Quando morì, la sorella volle restituirmelo e da circa trent’anni è nel mio giardino, accanto al tavolo dove d’estate studio e lavoro. Vorrei tanto metterlo nella cappella di famiglia, a Firenze, a San Miniato. Chissà se i frati lo permetteranno!?

Ho amato e amo così tanto i cani, che il mio sogno è quello di spegnermi con uno di loro al mio fianco. Li ho amati perché sanno dare quello che gli uomini, ormai, non sanno dare più: la fedeltà, l’amore completo e totale, il rispetto. Un cane ama chi ti ama, ma non esita a difenderti da chi vuole farti del male. E non è poco.

Amando così tanto gli animali, non potevo non renderli protagonisti anche delle mie opere. La scena più bella che a mio parere abbia mai girato ha per protagonista proprio un animale, ed è in “Fratello sole, sorella luna”. Francesco è a letto, nella sua stanza, e si sta riprendendo dalla malattia. Sente dalla finestra un cinguettio. Tende l’orecchio, osserva… Quand’ecco, all’improvviso, vede un uccellino posarsi sul pavimento della sua stanza. Francesco si alza e, passo dopo passo, lentamente, cerca di avvicinarsi… gli tende la mano… Quasi un corteggiamento tra un innamorato e un’innamorata…. L’uccellino esce dalla stanza e lui lo segue sul tetto… Una scena girata a San Gimignano, che mi commuove ancora oggi.

Quanta dolcezza, amore, voglia di vivere e di rialzarci dopo le sofferenze e le sconfitte possono trasmetterci gli animali! Francesco l’aveva capito bene. Vorrei tanto che anche noi ce lo ricordassimo più spesso…